NL 250 del 03/03/2004 aggiornato al 02/01/2006 16.17.08 Qui le Ultimissime

02-01-2006 - Impianti telefonia mobile: il TAR Campania definisce i poteri dei comuni - Con la recente sentenza n. 20184 del 14 dicembre 2005, il Tribunale Amministrativo Regionale Campania Napoli, sezione VII, ha precisato, nuovamente, le limitazioni poste ai poteri dei comuni nei confronti degli impianti di telefonia mobile dal c.d. Codice delle comunicazioni elettroniche (Decreto legislativo n. 259 del 2003). Infatti, già con la sentenza 21 luglio 2005 n. 3474 del Tribunale Amministrativo Regione Toscana, sezione prima, era stato chiarito che per l’installazione, la modifica o l’adeguamento di impianti di ricetrasmissione del segnale radiomobile è sufficiente la sola autorizzazione all’installazione di infrastrutture prevista dall’art. 87 del Decreto legislativo n. 259 del 2003. Nel caso in oggetto, invece, la vicenda ha avuto inizio con il rilascio, da parte del Comune in cui doveva essere installato un impianto di telefonia mobile, di una concessione edilizia alla società proprietaria di questo ultimo. Tuttavia, in seguito, lo stesso Comune ha notificato alla società titolare dell’impianto in parola un'ordinanza con la quale richiedeva la obbligatoria predisposizione di un sistema di controllo automatico della potenza (con la funzione di disattivare l’impianto in caso di superamento del limite di potenza indicato in progetto) ed ingiungendo, altresì, la sospensione dei lavori per la realizzazione dell’impianto. La società di telefonia mobile ha quindi proposto ricorso al TAR verso tale ordinanza, ottenendo l’accoglimento delle proprie istanze. Il Tribunale Amministrativo, invero, ha spiegato, con la sopra citata sentenza 14 dicembre 2005, come entrambe le richieste avanzate dal Comune debbano essere ritenute illegittime in quanto, proprio in tale settore, la legislazione statale ha inteso facilitare la realizzazione degli impianti di telefonia attraverso la previsione di procedimenti semplificati per concedere l’autorizzazione alla costruzione di dette apparecchiature (e con l’assorbimento di ogni altro eventuale procedimento, anche di natura edilizia, divenendo in tal modo sufficienti sia le semplici Dia, sia le autorizzazioni ottenute tramite il sistema del silenzio-assenso). Il Tribunale Amministrativo, ha sottolineato, quindi, da un lato come sia ingiusta l’imposizione di un onere non previsto dalla legge - il dispositivo automatico di rilevazione della potenza - al gestore dell’impianto di telefonia e, dall’altro, come l’attuale legislazione impedisca “che possa farsi ricorso a provvedimenti inibitori che sospendono gli effetti della funzione amministrativa autorizzatoria”, ossia che possa essere validamente ordinata la sospensione dei lavori. Allo stesso tempo, infine, è stata evidenziata l’infondatezza degli elementi necessari “per l’esercizio del potere di ordinanza extra ordinem in capo al Sindaco” relativi all’ordinanza impugnata (provvedimento che, oltretutto, è risultato mancante anche di “un preciso termine finale di efficacia”, altro elemento fondamentale del medesimo). Il TAR ha rammentato, infatti, che, al contrario della generica motivazione addotta dal Comune in questione per una non ben precisata tutela della sicurezza pubblica, è necessario, per poter utilizzare tale particolare tipologia di ordinanza, la presenza di una situazione di pericolo concreto, attuale ed imminente. (R.G. per NL)

    

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