da www.newslinet.it 18/07/2003

Delibera disciplinare

Commistione pubblicità-informazione

Inchiesta sul settimanale “Chi”:

assolto il direttore Silvana Giacobini

sanzionato il vicedirettore Roberto Alessi

 

Milano, 18 luglio 2003. Inchiesta disciplinare su un caso di commistione pubblicità-informazione sulle pagine del settimanale “Chi” (Mondadori). Il Consiglio ha deciso di prosciogliere Silvana Giacobini, direttore del settimanale, perché  attua la linea editoriale scelta dall’editore per quanto riguarda Chi, scelta legittima in base agli articoli 41(sulla libertà d’impresa) della Costituzione e 6 (sui poteri del direttore) del vigente Contratto nazionale di lavoro giornalistico. Il Consiglio, invece, ha affermato la responsabilità di  Roberto Alessi, vicedirettore del periodico, limitatamente al  trattamento di favore riservato alla moglie,  Betta Guerreri (stilista della casa Jò Guerreri), sulle pagine del settimanale. Trattamento di favore, che emerge nitido dalle statistiche elaborate (per gli anni 1999, 2000, 2001 e 2002) da Imago mundi  sul rapporto tra inserzioni pubblicitarie e citazioni e dai primi tre punti di questo provvedimento.  Il Consiglio  dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha  deliberato pertanto  di sanzionare con l’avvertimento  (articolo 52 legge n. 69/1963) Roberto Alessi, che viene  richiamato all'osservanza dei suoi doveri.

L’avvocato Aldo Bonomo ha concluso il suo intervento difensivo davanti al Consiglio affermando: “I nostri assistiti accettano e si propongono di osservare scrupolosamente il principio della separazione della pubblicità dall'informazione. Se possibile con attenzione ancora maggiore affinché sia evitata non solo la commistione o la commistione oggettiva ma anche il sospetto di una contaminazione. Noi riteniamo che non occorra aggiungere anche una sanzione che nel nostro caso sarebbe assolutamente eccessiva e immeritata”. Il Consiglio, pur apprezzando l’impegno degli “assistiti”, non ha potuto accogliere in toto il punto di vista del difensore.

Dal lancio Ansa 31 marzo 2003  sulle 25 principali case di moda italiane emerge che in questo elenco non figura la griffe Giò Guerreri (che è una piccola realtà, come emerge dalla visura camerale agli atti, con 0 dipendenti nel 2001 e un capitale di 10.200 euro). Per quanto riguarda il numero delle citazioni  su Chi (in rapporto alle inserzioni di Giò Guerreri), la realtà è questa limitatamente al periodo 1999-2002:

1999: inserzioni 1, citazioni 11, rapporto 2.85;

2000: inserzioni 5,  citazioni 25, rapporto 1.18;

2001: inserzioni 6, citazioni 41, rapporto 2.65;

2002: inserzioni 6, citazioni  39, rapporto 1.76.

La prima linea difensiva (22 citazioni di Betta Guerreri in 6 anni; Roberto Alessi non giornalista di moda e Betta Guerreri personaggio pubblico noto) è stata smentita su tutta la linea dai fatti e dai dati agli atti. Le citazioni, secondo Imago mundi, sono 116 in 4 anni, con un rapporto citazioni-inserzioni che è rilevante se confrontato con le altre case che hanno fatto lo stesso numero di inserzioni. Le analisi 1999, 2000, 2001 e 2002 di  Imago mundi parlano da sole. Emergono così  elementi  a carico di Roberto Alessi circa l’uso personale che lo stesso ha fatto delle pagine del settimanale Chi, pubblicando notizie con foto e citazioni dedicate all’attività di stilista della moglie, piccolo e marginale personaggio del mondo della moda (basta chiedere informazioni al riguardo agli addetti del settore), aiutato a crescere (unitamente al marchio) con le citazioni stesse e la pubblicazione di foto su Chi (periodico che diffonde  650mila copie). Non ci sono altri “incroci” coniugali simili nel mondo del giornalismo italiano.   La difesa avrebbe potuto dimostrare il peso della casa  Giò Guerreri fornendo i dati sul fatturato e sugli utili. Ma non lo ha fatto. Evidentemente Giò Guerreri non è paragonabile alle 25 griffe dell’elenco dell’Ansa. Questa circostanza aggrava la posizione di Roberto Alessi.

I quotidiani finanziari italiani (“Il Sole 24 Ore” in particolare) e americani hanno risolto gli scenari negativi dei loro redattori  (che, come privati, comprano azioni e giocano in Borsa), prescrivendo in maniera tassativa che gli stessi debbano informare dei loro acquisti il direttore e che non debbano scrivere sulle azioni di cui sono in possesso. Questa attenzione al particulare e al dettaglio è mancata nella redazione di  Chi. Tutti sanno chi è Betta Guerreri, nessuno si è preoccupato di sollecitare un codice di comportamento. Avrebbe dovuto chiederlo per primo Roberto Alessi. Non lo ha fatto. La mancanza di regole favorisce la discrezionalità delle decisioni, come è avvenuto. Discrezionalità non fa rima con deontologia.

Il Consiglio ha approfondito l’argomento della commistione pubblicità-informazione sin dal 1986 e soprattutto nel 1996, quando (era il 1° luglio 1996) ha ascoltato come teste la giornalista professionista Mirella Pallotti, già direttore responsabile di numerose testate femminili. Mirella Pallotti ammise  che “è la pubblicità a dettare i contenuti informativi delle riviste femminili” (e non solo femminili). Un grande editore (Cesare Romiti) recentemente ha affermato che “i veri padroni dei giornali sono gli inserzionisti”. Questo Consiglio, invece, crede che i veri padroni dei giornali siano i lettori.

 

Il testo della delibera disciplinare nel sito www.odg.mi.it